Tarda mattinata, avvolta da un cielo lattiginoso e umido. Una luce opaca che protegge da un sole battagliero. La vita brulica tutto intorno. In questo lunedì, tutto fluisce secondo un ritmo. Come d’autunno. Quando la natura si prepara all’ascolto, per rigenerare la vita, e sembra silente.
Sono emozionata per quello che sarà la mia mattina.
Salgo le scale che mi portano al Teatro Pegaso, sala Massimo Troisi di Ostia e si schiude dinanzi allo sguardo il mondo bianco di divani e poltrone e di uomini e donne che arrivano per iniziare un altro giorno di prove: sono gli attori di Next Fall e il regista, Davide Nebbia, e l’assistente del regista, Massimiliamo Martini.
Si respira un clima ciarliero. Domande sul week-end appena trascorso. Stanchezza obliqua che si tramuta e diventa una fonte di energia che, d’un tratto, riempie la stanza.
Mi siedo sulla poltrona bianca. Gli attori in circolo e inizio, insieme a loro, il mio viaggio.
Il mio viaggio dentro Next Fall, l’opera del drammaturgo statunitense Geoffrey Nauffts che narra di una storia. La storia di una coppia, Luke e Adam. Dei loro alti e bassi. Del loro esser cosi diversi – Luke è cattolico convinto, Adam è consapevolmente ateo – eppure così simili. Un giorno, un brutto incidente cambia il volto della loro vita e tutto quel resto, che sembrava essere rimasto fuori dal loro mondo, vi ritorna con prepotenza lieve e urticante.
Next Fall è una storia di tutte le storie. Parla di amore, di rapporti tra padri e figli, tra madri e figli. Di amicizia. Avvince e punge. Fa riflettere e tiene avvinti.

Rivolgo la mia prima domanda al regista, Davide Nebbia.

Da dove nasce l’idea di portare in scena Next Fall?
Davide: l’idea nasce dopo avere visto lo spettacolo a Broadway nel 2010. Il tema, l’omosessualità dei due protagonisti – Adam e Luke – è un pretesto per parlare dei rapporti tra le persone. Next Fall è un’opera che restituisce allo spettatore uno spaccato di vita vera. Nel 2013, abbiamo portato Next Fall in scena, come show case, per ribattere, in quel periodo, l’importanza delle conquiste ottenute, in merito ai diritti LGBT.
Oggi, iniziare di nuovo quest’avventura significa reclamare il diritto a non accontentarsi perché, e parlo da omosessuale sposato regolarmente negli Stati Uniti, qui in Italia ci hanno dato un contentino. Lì, infatti, sei “il marito”, qui sei “una parte”, uno o due, a seconda dell’ordine in cui stampigliano il tuo nome sui documenti dell’unione civile.
Riportare oggi in scena Next Fall vuol dire continuare a lottare per graffiare quella cortina di pregiudizio che continua a rimanere un tratto culturale.
Next Fall è una storia: si parla di dinamiche personali. Si parla di attesa. Dei rapporti madre e figlio, Del rapporto padre e figlio. Di quella parte di se stessi che è inconsapevole e non ha ancora il coraggio e chi di vede il mondo come fosse un bicchiere sempre mezzo pieno. Next Fall parla della vita.

Adesso è il turno degli attori, ai quali rivolgo la stesa domanda. Rispondono seguendo l’ordine di seduta.

Definisci il tuo personaggio con tre aggettivi. (se ne scappa uno in più, non c’è problema!)

Elena Giambi Bonacci (regista assistente): io sono Holly, che vuol dire benedetta, sono un’amica di Luke. Holly è solare, paziente, profonda.
Tommaso Paulucci: io sono Luke. Luke è propositivo, solare e determinato. Luke è un testardo positivo!
Federerico Borrono: io sono Butch, il padre di Luke. Butch è burbero, protettivo e…. ipocrita, ma a fin di bene. Finge di non vedere per amore e per quieto vivere.
Marcello Paesano: sono Brandon, ottimo amico di Luke. Brandon è autorevole, solitario e sincero. Non frequenta più Luke da quando è entrato in scena Adam, il compagno di Luke.
Antonia Di Francesco: io sono Harlene, la mamma di Luke. Harlene è svagata, irresponsabile, generosa, ma non sa risolversi, preferisce fuggire e vive in superficie.
Alssandro Moser: io sono Adam, il compagno di Luke. Adam è contorto, ironico, bisognoso.

In che modo ti riconosci nel tuo personaggio? In che modo te ne allontani di più?

Elena/Holly: sono propositiva come Holly. Ho più amor proprio di lei: Holly tende ad annullarsi.
Marcello/Luke: al momento tra me e Luke c’è una coincidenza di vite e d’intenti. Mi distacco da Luke per il suo modo di stare al mondo: Luke ha quest’abilità di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno che io non ho.
Federico/Butch: sono l’unico del cast ad aver figli, quindi sono vicino al mio personaggio perché conosco il significato del senso di appartenenza e di perdita di un padre. Mi allontano da Butch perché non dimentico che ogni situazione ha sempre il rovescio della medaglia e non sono ipocrita come lui.
Marcello/Brandon: nella vita di tutti i giorni mi riconosco nel modo di esserci di Brandon. È uno che non si tira in dietro, pur essendo una persona riservata. Mi allontano da Brandon perché non sono rigido e sicuro dei suoi pregiudizi.
Antonia/Harlene: sono ironica. Guardo alla vita con ironia come Harlene. Io, però, dai problemi e dalle responsabilità non scappo, come fa lei: le prendo su di me e le affronto giorno per giorno.
Alessandro/Adam: io sto abbracciando il mio personaggio, nel senso che mi sto avvicinando a lui, per capire cosa posso dare di me ad Adam. Niente mi fa allontanre da lui. Ogni giorno lo amo un po’ di più.

In che modo questa regia è catartica?

Davide: è un atto di fiducia verso i miei attori. A loro dico sempre di dedicare, anche quando non proviamo, un po’ di tempo al loro personaggio, durante la giornata. Ci sono le persone che volevo in questo cast. Ci sono in ogni senso. Mi innamoro di loro e della loro bellezza espressiva…ma mi piace tenerli “su” con quel…”ah, bene…però….” perché questa regia, quest’opera è una scalata emotiva. Un salto nel buio e so che, ogni sera, quando saranno in scena, avrò delle belle sorprese.

La battuta che non riesci a fare tua e quella che ti è entrata subito dentro.

Elena/Holly: “Almeno ci sto provando. Almeno mi sto aprendo alla possibilità”. L’ho sentita subito mia. “Stai andando in posti in cui non sei mai stato”, penso di non sapere quale colore darle, tecnicamente. A un certo punto Holly dice che non le intessa se, quando morirà, andrà all’inferno o in paradiso. A me, Elena, interessa, invece. Molto.

Tommaso/Luke: sono le battute serrate, quelle che quasi si rincorrono per il ritmo che hanno, che mi mettono alla prova e ne ho un bel po’! Il momento teatrale che mi piace di più è quello dell’intensità silente con cui recito il Padre nostro.

Federico/Butch: non ci sono battute che non mi piacciono. Mi piace “Ammetto di non essere stato un genitore comprensivo, ma adesso ti dirò la verità….”.

Marcello/Brandon: alla fine del primo atto, quando Luke ha un peggioramento, ho questa battuta: “non ne sono sicuro..lui… qualcosa è cambiato” e quel “qualcosa è cambiato” che proprio non mi entra perché, in quella situazione, avrei detto diversamente. Brandon mi piace quando dice ad Adam: “Comunque ha scelto te: non è abbastanza?”

Antonia/Harlene: la battuta che da subito sapevo mia : “non è tanto la memoria a breve termine, quella va abbastanza. E neanche quella a lungo temine. È il tutto il resto che sta diventano sfuocato”. Quella che non riesco a ricordare? Non mi ricordo!!!!!

Alessandro/Adam: a un certo punto Luke mi dice che devo aprire la mia mente e fa il gesto di prendere una pillola e io gli dico: “Amore, se fosse così semplice la manderebbero giù tutti!”. Non mi piace quella serie di battute con cui Adam prende in giro Luke, che è profondamente credente e cattolico.

Come definiresti la tua regia? E i tuoi attori?

Davide: affronto quest’esperienza in modo diverso rispetto al 2013. Sono cresciuto. Maturato. Penso alla regia come a un libro che si apre e che metto a disposizione dei miei attori affinché loro ne possano tracciare le loro personalissime righe.
Ho bisogno di diffondere emozioni: provarle e farle provare agli altri. Sempre.
Elena/Holly è un’attrice matura. Conosce i suoi strumenti e li sa usare.
Tommaso/Luke è un attore elettrico. Vedi energia in lui. È positivo, giovane e preparato.
Federico/Butch è un attore intelligente. E io amo dividere gli attori in attori e attori intelligenti!
Marcello/Brandon è un attore istintivo e puntuale.
Antonia/Harlene è stata la mia prima maestra. È una professionista: quando lei è in scena vedi il suo percorso attoriale, la fatica per arrivare dov’è arrivata.
Alessandro/Adam è un urugano di emozioni. È bello vedere la lotta che fa con se stesso insieme al personaggio. È un attore libero.

Se questo cast fosse un libro, a quela genere apparterrebbe?
Massimiliano Martini (assistente del regista): sarebbe un libro allegro e avvolgente.
Sono arrivato qui per caso. Con me, sono stati tutti accoglienti, sono sempre allegri. Hanno voglia di esserci. Ogni volta che le prove finiscono, sento che mi hanno dato qualcosa. Trovo meravigliosa la regia di Davide. Gli attori sono dentro alla storia. Non si risparmiano. C’è un grande amore in questo testo!